Negli ultimi anni, si è osservato un aumento significativo della prevalenza di bambini e adolescenti con un peso corporeo superiore al 95° percentile per età, passando dal 5% al 15%. Nei paesi industrializzati, circa il 5% dei bambini soffre di obesità. Inoltre, la Sindrome Metabolica interessa circa il 5% degli adolescenti, ma questo valore sale al 30% tra quelli obesi e al 50% tra gli obesi gravi.
Questo fenomeno è attribuibile non solo a componenti genetiche e familiari, ma anche all’eccessivo consumo di calorie, soprattutto derivanti da grassi, alla ridotta spesa energetica e a uno stile di vita sedentario. Studi longitudinali, come il “Bogalusa Heart Study”, dimostrano che le alterazioni metaboliche presenti in età infantile predicono lo sviluppo della Sindrome Metabolica e delle complicanze cardiovascolari in età adulta.
La diagnosi della Sindrome Metabolica viene effettuata quando sono presenti almeno 3 dei seguenti fattori di rischio:
Chi è affetto da Sindrome Metabolica può manifestare anche altre alterazioni, come una distribuzione anomala del grasso corporeo, steatosi epatica, infiltrazione di grasso nei muscoli, squilibri delle adipochine (livelli elevati di leptina e bassi di adiponectina), disfunzione endoteliale, iperuricemia e uno stato infiammatorio (elevati livelli di proteina C-reattiva e interleuchina-6).
La Sindrome Metabolica è una condizione clinica facilmente identificabile e sempre più comune. Essa rappresenta un punto di partenza ideale per programmi di screening del rischio cardiovascolare, poiché è associata a una maggiore probabilità di sviluppare obesità, ipertensione e, con un rischio due volte superiore, eventi cardiovascolari e diabete di tipo 2.
Nel 2015, la prevalenza della Sindrome Metabolica in Italia era del 5,7%, con oltre il 90% dei casi sostenuto da diabete di tipo 2. La diffusione della patologia è legata principalmente a stili di vita inadeguati. La corretta gestione del diabete è essenziale per prevenire complicanze e migliorare la qualità della vita dei pazienti.
La prevalenza della Sindrome Metabolica varia dal 2% al 31% per gli uomini adulti e dall’1% al 35% per le donne adulte. Negli anziani tra i 65 e gli 84 anni, come evidenziato dallo studio ILSA, la prevalenza può superare il 50%, con valori ancora più elevati tra i diabetici, fino all’80%.
È fondamentale implementare le conoscenze già acquisite per aiutare gli italiani a mantenere sotto controllo i fattori di rischio attraverso programmi di prevenzione primaria. La Sindrome Metabolica è infatti strettamente correlata a fattori di rischio metabolici, legati principalmente a stili di vita inadeguati come sovrappeso e sedentarietà.
La Sindrome Metabolica può avere radici psicologiche e comportamentali, fattori che oggi sono sempre più facilmente riconoscibili e di cui si discute con maggiore apertura.
In Italia esistono professionisti specializzati nella prevenzione della Sindrome Metabolica, come i laureati in Scienze e Tecniche dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata. Tuttavia, manca ancora un’organizzazione strutturata che coinvolga medici di base, specialisti e strutture adeguate per applicare queste conoscenze a beneficio dei cittadini e della salute pubblica.
Attraverso l’analisi di parametri come glicemia, pressione, circonferenza addominale, abitudine al fumo e sedentarietà, è possibile creare un percorso individuale finalizzato a migliorare le condizioni di salute, aumentare l’aspettativa di vita e la qualità della vita.
Il benessere non si raggiunge solo curando le malattie, ma soprattutto adottando uno stile di vita regolato e sano. Con i PAMP (Punti di Accesso per il Metabolismo e la Postura), si offre un servizio di consulenza e prevenzione per definire un programma personalizzato che integri alimentazione, attività fisica e comportamenti salutari.